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La Via Claudia Augusta e il cippo di Cesiomaggiore

Il cippo è un monolite in calcare, inciso da esperto lapicida, con impeccabile impaginazione ed eleganti lettere latine. Di forma  cilindrica, leggeremente rastrermato verso l'alto, misura 55 cm di diametro per un'altezza di 114 cm. In origine doveva avere un'altezza maggiore, poiché, oltre all'iscrizione, una parte cospicua della colonna affondava nel terreno. 

Reca inciso il seguente testo:

TI CLAVDIVS DRVSI F

CAESAR AVG GERMA

NICVS PONTIFEX MAXV

MVS TRIBVNICIA POTESTA

TE VI CO[S] IV IMP XI P P

CENSOR VIAM CLAVDIAM

AVGVSTAM QVAM DRVSVS

PATER ALPIBVS BELLO PATE

FACTIS DERE[XER]AT MVNIT AB

ALTINO VSQVE AD FLVMEN

DANVVIVM M P CCCL

Questa l'interpretazione: Tiberio Claudio, figlio di Druso, Cesare Augusto Germanico, pontefice massimo, insignito della potestà tribunizia per la sesta volta, console per la quarta, imperatore per l'undicesima, padre della patria, censore, la Via Claudia Augusta che il padre Druso aveva tracciato, dopo aver aperto le Alpi con la guerra, portò a termine da Altino sino al fiume Danubio per trecentocinquanta miglia.

Poche strade romane hanno una storia così precisa. Nessuna delle vie imperiali risultò frutto di un progetto organico e unitario come la Via Claudia, e l'imperatore Claudio, attento come pochi altri alla sua immagine e alle gesta della sua famiglia, volle che questa grande opera fosse ricordata non con semplici miliari, ma con autentici monumenti celebrativi, con i quali associò nella gloria il padre. Caratteristica quet'ultima comune ad altre epigrafi che suggellarono il compimento di grandi opere pubbliche realizzate da Claudio nei tredici anni del suo governo (41-54 d. C.). Il testo riporta con burocratica precisione l'identità della strada:

- il nome: Via Claudia Augusta, al singolare e senza altre denominazioni, aggiunte in epoca moderna;

- l'ideatore: Druso Maggiore Germanico, figliastro e generale di Augusto;

- perché fu costruita: per aprire le Alpi con la guerra, quindi in origine fu strada militare;

- l'anno in cui fu iniziata: tra il 16 e il 15 a. C., l'epoca della guerra retica;

- chi la terminò: Claudio, figlio di Druso, quarto imperatore romano e terzo della Gens Giulio-Claudia;

- l'anno in cui fu ultimata: il 47 d.C. che corrisponde all'assunzione del consolato per la quarta volta;

- il punto di partenza: Altinum, importante città e attivo porto sull'alto Adriatico;

- il punto di arrivo: il fiume Danubio che rappresentava anche il limite dell'impero verso il centro Europa;

- la sua lunghezza: trecentocinquanta milia passuum, che corrispondono a poco più di 520 km.

La colonna di Cesiomaggiore fu scoperta nel giugno del 1786, quando si pose mano al rifacimento dell'antichissima pieve. Reggeva un altare dedicato a Sant'Antonio (da Padova, Abate ?) con l'epigrafe rivolta verso il muro. Un riutilizzo abbastanza comune nei primi secoli, quando, oltre alla mancanza di materiale da costruzione, si volle porre al servizio del cristianesimo le "reliquie" dell'antichità pagana. Così si tramutarono in basiliche cristiane edifici civili e religiosi pagani e molti elementi architettonici romani furono impiegati nelle nuove costruzioni di culto. E' possibile che la colonna fosse già utilizzata come supporto per la mensa dell'unico altare nella prima chiesa edificata intorno al V/VI secolo dalla piccola comunità di Cesio; quindi molto prima del 1184, data in cui papa Lucio III riconobbe a Cesio l'esistenza di una fiorente pieve con giurisdizione su di un vasto territorio. E solo l'antichissimo ricovero in un luogo protetto ha permesso che il reperto giungesse a noi pressoché intatto. Subito dopo il rinvenimento, la colonna fu acquistata dal conte Francesco Tauro e da questi portata nella collezione di lapidi antiche che andava raccogliendo nella villa di famiglia alle Centenere, dove è rimasta e tutt'ora si conserva. La colonna riconduce a Cesiomaggiore il punto imprescindibile di riferimento di tutta la cospicua letteratura scientifica sulla Via Claudia. Essa è raffigurata nello stemma comunale e una copia moderna del reperto è stata collocata nei pressi dell'ingresso del municipio.

Fonte: Un cippo, una strada di Fabio Budel in Cesiomaggiore. Identità e storia di una comunità locale, Isbrec 2002

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Pubblicato il: Mercoledì, 22 Novembre 2017

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